DONNA MODELLO 2000


Alda Merini è nata a Milano il 21 Marzo 1931. Ha esordito giovanissima, a soli 16 anni, sotto l’attenta guida di Angelo Romano e Giacinto Spagnoletti.
La sua prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo, uscita da Schwarz nel 1953 con la presentazione di Spagnoletti, ebbe un grande successo di critica. Si sono occupati di lei, fra gli altri, Oreste Marcrì, David Maria Turoldo, Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Carlo Betocchi, Maria Corti, Giovanni Raboni. Successivamente furono pubblicati: Paura di Dio (Scheiwiller 1955), Nozze Romane (Scwarz 1955), Tu sei Pietro (Scheiwiller 1962). Le quattro raccolte di versi sono state riunite con il titolo La presenza di Orfeo da Scheiwiller nel 1993. Dopo vent’anni di silenzio dovuto alla malattia, sono apparse: La terra Santa (Sceiwiller 1984), Testamento (Crocetti 1988), e per Einaudi Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995) e Fiore di poesia (1951-1997) (1998). Nel 1996 Scheiwiller ha raccolto alcune plaquette ne La Terra Santa : Destinati a morire (1980), La terra Santa (1983) , Le satire di Ripa (1983), Le rime petrose (1983), Fogli bianchi (1987). Con L’altra verità, Diario di una diversa (prima edizione Scheiwiller 1986, nuova ed. Rizzoli 1997) inizia la produzione in prosa, a cui sono seguiti Delirio amoroso (il Melangolo 1989), Il tormento delle figure (Il Melangolo 1990), la pazza della porta accanto (Bompiani 1995), La vita facile (Bompiani 1996), Lettere a un racconto, Prose e lunghe e brevi (Rizzoli 1998) e Il ladroGiuseppe, Racconti degli anni sessanta (Scheiwiller 1999).
Nel 1993 ha ricevuto il premio Librex-Guggenheim "Eugenio Montale" per la Poesia, nel 1996 il Premio Viareggio, nel 1997 il Premio Procida-Elsa Morante e nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Settore Poesia


CANTO DELLE DONNE

Io canto le donne prevaricate dai bruti
La loro sana bellezza, la loro ‘non follia’
Il canto di Giulia io canto riversa sul letto
La cantilena dei Salmi, delle anime ‘mangiate’
Il canto di Giulia aperto portava catene pesanti
La folgore di un codice umano disapprovato da Dio.
Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli
Il livido delle coscie, pugni in età adolescente
La pudicizia del grembo nudato per bramosia.
Canto la stalla ignuda entro cui è nato il ‘delitto’
La sfera di cristallo per una bocca ‘magata’
Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall’uomo
Canto le sue gambe esigue divaricate sul letto
Simile a un corpo d’uomo era il suo corpo salino
Ma gravido d’amore come in qualsiasi donna.
Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
Buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
E tempeste d’insulti, io canto la sua non stagione
Di donna vissuta all’ombra di questo grande sinistro
La sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso
Canto la sua deflorazione su un letto di psichiatria,
canto il giovane imberbe che mi voleva salvare.
Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri
Dove la mano dell’uomo fatta villosa e canina
Sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle
E le velate grazie toccate da mani villane.

Canto l’assurda violenza dell’ospedale del mare
Dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
Di tribunali di sogni, di tribunali sospetti.
Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua
E un faro di marina che non conduceva ad un porto.
Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
E il simbolo–dottore perennemente offeso
E il naso camuso e violento degli infermieri bastardi.
Canto la malagrazia del vento traverso a un sbarra
Canto la mia dimensione di donna strappata la suo Unico amore
Che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche
Canto la soluzione del tutto traverso un’unica strada
Io canto il miserere di una straziante avventura
Dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci.
Io canto l’impudicizia di quegli uomini rotti
Alla lussuria del vento che violentava le donne.
Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
Calati da oscuri tendoni alla mercè di Caino
E canto il mio dolore d’esser fuggita al dolore
Per la menzogna di vita
Per via della poesia.


Alda Merini