DONNA MODELLO 1998


Joyce Lussu è nata a Firenze nel 1912 da genitori progressisti di origine marchigiana. Il padre traduce le opere del filosofo positivista Herbert Spencer per    l’editore Bocca di Torino ed incorre in molti disagi per la sua militanza antifascista che costringe la famiglia a frequenti spostamenti ed infine all’esilio in Svizzera. Joyce vive gli anni dell’adolescenza ricevendo un’educazione non formale, ispirata agli interessi della famiglia per la cultura, l’impegno politico e l’aspirazione per una vita aperta al dialogo, alla curiosità, ai rapporti sociali. Dopo aver seguito studi filosofici a Heidelberg fino all’avvento del nazismo – si licenzierà in lettere alla Sorbona ed in filologia a Lisbona, durante la vita clandestina – viaggia, tra il 1933 ed il 1938, per l’Africa. A Bengasi, a Porto Said, nel Kenya matura la sua attenzione per i paesi sfruttati e per la natura, componendo i suoi primi testi poetici dei quali Benedetto Croce, che ne curerà un’edizione (Ricciardi, 1939) sottolinea, ne “La critica” del 1939 (fasc. II), soprattutto la forza e l’atteggiamento volitivo e laico. A Parigi, nel 1938, conosce Emilio Lussu – mister Mill per gli organizzatori della resistenza in esilio – leader delle formazioni di “Giustizia e Libertà”, con il quale condividerà fino alla liberazione la vita politica clandestina narrata in Fronti e frontiere (1944).
     Negli anni Sessanta si dedica ad un intenso lavoro di traduzione e di introduzione, in Italia ed in Europa, dei poeti delle avanguardie africane e asiatiche. Traduce Nazim Hikmet, Agostino Neto, Josè Craveirinha, Alexander O’Neil, Ho Chi Mihn, in volumi (“Tradurre poesie” 1967) e antologie che sono sempre anche il frutto di grandi passioni umane, di amicizie, di un libero confronto con i loro autori.
     Tra i fondatori del partito d’Azione e dell’Unione delle donne italiane, partecipa come capolista alle prime elezioni amministrative italiane e si occupa dei movimenti di liberazione internazionali; nonostante questa “tensione progressista”, che si accentua nelle opere legate al movimento femminista (Padre padrone padreterno, 1976), resta, nell’opera di Joyce Lussu, un legame profondo, un rispetto dinamico per le tradizioni, le autonomie culturali, le storie locali, raro per quegli anni e che la portano ad occuparsi, con la Storia del Fermano (1969), suo luogo d’origine, nelle Marche, di un nuovo modo di fare la storia locale per introdurla nell’insegnamento scolastico e a scrivere, con Le inglesi in Italia (1970), il romanzo storico della sua famiglia. Dedicato alla cultura sarda: “L’ olivastro e l’innesto” (1982). E’ dello steso anno, Libro perogno, una riscrittura di favole raccolte tra i contadini che propone il modello culturale e politico delle Sibille.
     L’impegno politico, la ricerca di profonde e sincere intuizioni poetiche, miste all’indagine storica di Joyce Lussu sono riscontrabili, infine, nelle molte opere saggistiche e narrative dedicate alla guerra, al militarismo, alla preoccupazione ecologica (L’ uomo che voleva nascere donna, 1978, L’acqua del 2000, 1977, Donne guerra e società, 1982) affidate a saggi in volumi e articoli.
     Tali ampi interessi diventano tuttavia occasione divertita e vivace di narrazione con il romanzo Sherlock Holmes, anarchici e siluri (1982).
     Joyce Lussu muore a Roma, pochi mesi dopo aver ricevuto a Morrovalle, il Premio Donna Modello 1998.


Un giornalista mi ha chiesto
se mi considero una donna di successo
e ho risposto di si.

 

“Non puoi rispondere così”
ha osservato un amico
che mi segue dappresso
cercando d’impedirmi di fare brutte figure.
“I tuoi libri hanno scarse tirature
raramente hai accesso
alle televisioni
il sociologo Alberoni
non ti ha mai citata…”

 

“Allora avevo capito male
dissi, credevo che il successo
nella vita, fosse svegliarsi la mattina
di buon umore, senza problemi di fegato
guardando alla nuovissima giornata
come a un’avventura piacevole…”

 

“Ma lo sai bene che anche le femministe
ti hanno sempre snobbata
che Panorama e L’Espresso
non ti chiedono articoli di politologia…”

 

“Senti, sia come sia, ti confesso
che non m’interesso molto al successo
ma appassionatamente al succede
e al succederà.
Il successo è un paracarro
una pietra miliare 
che segna il cammino già fatto.
Ma quanto più bello il cammino ancora da fare
la strada da percorrere, il ponte
da traversare
verso l’imprevedibile orizzonte
e la sorpresa del domani
che hai costruito anche tu…”

 

Joyce Lussu